La domanda che mi fanno sempre è la stessa, e capisco perché: come si studia cinema online, se il cinema si fa sul set?
Invece di rispondere con un elenco di pro e contro, ti racconto come è nato il corto che abbiamo consegnato a giugno. Otto persone, sei città diverse, un solo film.
La scrittura, che è la parte più facile a distanza
Siamo partiti da un esercizio: una scena sola, due personaggi, un conflitto. Ognuno ha scritto la sua versione e le abbiamo lette tutte in diretta, il giovedì sera.
Questa parte online funziona meglio che in aula, e non è un’opinione di parte: quando leggi un testo condiviso sullo schermo, tutti guardano la stessa riga nello stesso momento. Il docente ferma la lettura, chiede perché quel personaggio dice quella battuta, e la discussione resta ancorata al testo invece di disperdersi.
Sono uscite tre scene buone su otto. Ne abbiamo scelta una e da lì è nato il corto: dieci minuti, due protagonisti, una cucina.
La pre-produzione, dove ho imparato di più
È la fase che nessuno racconta e che ha occupato sei settimane.
Abbiamo fatto uno spoglio della sceneggiatura, cioè l’elenco di tutto quello che serve scena per scena: personaggi, oggetti di scena, ore del giorno, esterni e interni. Poi il piano di lavorazione, cioè in che ordine girare, che quasi mai è l’ordine della storia.
A distanza questo lavoro si fa su documenti condivisi, e paradossalmente ti costringe a essere più preciso: quando la persona che monterà la scena vive a quattrocento chilometri, non puoi dire “poi vediamo sul set”. Devi scrivere tutto, ed è esattamente il metodo che serve in una produzione vera, dove la troupe è fatta di persone che non ti leggono nel pensiero.
La parte di cui vado più fiera è lo storyboard, che abbiamo costruito con foto scattate col telefono nella cucina di uno di noi, riprodotte poi il giorno delle riprese.
Il giorno delle riprese
Qui arriva l’obiezione vera, e la risposta è che le riprese le organizzi tu.
Nel nostro caso abbiamo girato in due giorni a casa di due compagni, con una camera prestata, tre luci noleggiate a poco e un registratore audio comprato in tre. Il regista era in stanza con gli attori, io ero al monitor collegato in videochiamata insieme al docente, che ci ha corretto due inquadrature mentre giravamo.
Non è un set da lungometraggio, e non fingo che lo sia. È però esattamente il tipo di produzione con cui inizia il novantacinque per cento delle persone che lavorano in questo mestiere: pochi mezzi, poche persone, tanta organizzazione.
Quello che si impara, e che vale per sempre, è cosa costa davvero un’inquadratura in termini di tempo. Avevamo previsto dodici inquadrature per il primo giorno, ne abbiamo girate sette.
Le settimane in presenza
C’è una parte del percorso che non è a distanza, e per onestà va detta perché fa la differenza.
Ci sono settimane intensive a Roma, con attrezzatura professionale e set attrezzati. È lì che si toccano le macchine che a casa non hai, si lavora con una troupe più grande e si prova quello che a distanza si può solo studiare: la gestione del reparto, i tempi di un set vero, il rapporto con gli attori diretti in presenza.
Il percorso funziona proprio perché tiene insieme le due cose. Tutto quello che si può imparare davanti a uno schermo si impara meglio da casa, con revisioni individuali. Tutto quello che richiede attrezzatura e corpi nello stesso spazio si concentra nelle settimane in presenza, dove sfrutti ogni ora.
Il montaggio, in otto
Dopo le riprese ognuno ha montato la propria versione dello stesso girato. Otto montaggi dello stesso materiale, presentati e discussi in diretta.
È stato l’esercizio più utile dell’anno intero. Guardando le versioni degli altri ho capito che il montaggio non è una tecnica, è un punto di vista: la stessa scena, con gli stessi ciak, poteva essere tenera o crudele a seconda di dove qualcuno decideva di tagliare.
Della mia versione il docente ha detto una cosa che mi porto dietro: che tenevo troppo le inquadrature perché mi ero affezionata al lavoro fatto per ottenerle. Metà del montaggio è avere il coraggio di buttare via.
La parte di colore l’abbiamo fatta insieme, con il docente che interveniva sul file condiviso, ed è una delle attività che a distanza non perdono assolutamente niente. Su questo c’è anche un altro racconto sul blog, montaggio e color online.
Cosa serve avere, in pratica
Meno di quanto pensi per iniziare, più di quanto pensi sul computer.
Una camera che permetta il controllo manuale, anche entry level, un cavalletto, un registratore audio o un microfono decente. Poi un computer che regga il montaggio, che è la spesa che consiglio di non tagliare, perché è dove passi la maggior parte delle ore.
Luci e ottiche si noleggiano quando servono, e imparare a noleggiare è già una competenza professionale.
Quanto tempo mi porta via
Lavoro, quindi conto le ore. In una settimana normale sono circa dieci: due dirette serali, il resto tra esercitazioni, montaggio e materiale registrato recuperato negli spostamenti. Nelle settimane di consegna si arriva a quindici, e nei giorni di riprese si azzera tutto il resto.
La cosa che mi ha permesso di non mollare è che le lezioni restano disponibili: se mercoledì il lavoro mi mangia la serata, quel pezzo lo recupero. Come è organizzata la piattaforma lo spiegano le pagine su SKILL e su come funziona l’online.
Dove porta, per ora
Quel corto è il primo lavoro del mio portfolio, e insieme alle esercitazioni dei due semestri precedenti significa avere qualcosa da mostrare, non solo un elenco di corsi seguiti.
Il percorso è il Bachelor in Cinema, New Media & Virtual Production, e altri compagni hanno raccontato la loro parte in dal Bachelor al set e in virtual production.
La cosa che direi a me stessa di due anni fa
Smetti di chiederti se studiare cinema online sia una scelta di serie B e chiediti un’altra cosa: quante volte, in un percorso in presenza, avresti girato davvero?
Nella mia esperienza la risposta è meno di quanto immagini, perché in aula si aspetta il proprio turno. A distanza, con l’obbligo di consegnare, ho girato qualcosa ogni mese per due anni. Il resto, cioè le macchine grandi e i set veri, arriva nelle settimane in presenza.
Se vuoi verificarlo di persona, la cosa più utile è portare le tue domande a un Open Day, e chiedere quante esercitazioni pratiche sono previste ogni semestre. Dalla risposta capisci tutto.
Martina Riva studia al Bachelor in Cinema, New Media & Virtual Production di DAM Academy Online.