La prima volta che ho visto un set di virtual production ho pensato una cosa precisa: è un videogioco che diventa cinema. Ed è più o meno quello che studio ogni giorno nel Bachelor in Game & Interactive Design. Provo a raccontare cos’è questo mondo, perché mi ha rapita, e com’è studiarlo online.
Cos’è, in parole semplici
La virtual production usa motori 3D in tempo reale per creare gli ambienti in cui si “gira”. Invece di costruire un set fisico o di aggiungere gli sfondi in post-produzione, l’ambiente digitale è lì, dal vivo, e reagisce alla camera. È la tecnologia dietro molte produzioni recenti, e sta cambiando il modo in cui si fa cinema e pubblicità. La cosa affascinante è che nasce dagli stessi strumenti dei videogiochi.
Dove le due anime della DAM si toccano
È esattamente il punto in cui le due anime dell’accademia — cinema e game — si incontrano. Da un lato imparo a costruire mondi 3D, come farebbe un game designer; dall’altro imparo a illuminarli e a inquadrarli come farebbe un direttore della fotografia. Ogni progetto è metà tecnico e metà artistico, e questa doppia natura è la parte che amo di più: non mi annoio mai, perché non faccio mai due volte lo stesso tipo di lavoro.
Costruire mondi, non solo scenari
Non si tratta di piazzare qualche modello 3D. Si tratta di costruire ambienti navigabili e credibili: la luce giusta, i materiali che reagiscono come nella realtà, uno spazio che “funziona” quando la camera lo attraversa. Sto imparando a pensare in tre dimensioni e in tempo reale insieme, che all’inizio manda in confusione e poi diventa una seconda lingua.
Il metodo online, per una materia così tecnica
“Ma una cosa così complessa, online, si può studiare?” È la domanda che mi facevo. La risposta è sì, a patto che il metodo sia pratico. Le lezioni live più i replay su AULA mi permettono di rifare gli esercizi finché non tornano — e con le materie tecniche il “rifare finché non torna” è tutto. Quando mi blocco su un passaggio, il tutor me lo rispiega in un altro modo. Se vuoi capire come funziona la didattica, è spiegato qui: come funziona.
La parte in presenza
Per chi la vuole, c’è anche la parte fisica: le Full Week a Roma, settimane in cui si lavora in sede con le attrezzature dell’accademia. Sono facoltative — il Bachelor si completa interamente online — ma per una materia come la virtual production toccare con mano il set è un’esperienza che vale la pena fare almeno una volta.
Perché credo sia il futuro
Studi cinematografici, pubblicità, eventi, persino l’industria dei videogiochi: la virtual production è ovunque, e la richiesta di persone che sanno muoversi tra 3D e regia è in crescita. Aver scelto un percorso che la mette al centro, invece di trattarla come un’appendice, è una delle decisioni di cui sono più contenta.
Se ti incuriosisce
Il Bachelor in Game & Interactive Design mette la virtual production e il VFX al centro del percorso. Se leggendo ti si è accesa la stessa curiosità che ho provato io la prima volta, vieni a vederla dal vivo a un Open DAM.
Chiara Fabbri è una studente del Bachelor in Game & Interactive Design di DAM Academy Online.