Se non sai cos’è la virtual production, questo pezzo è per te — è la cosa più affascinante che sto studiando, e quasi nessuno fuori dal settore la sa spiegare. Provo io, da studente del Bachelor in Game & Interactive Design, senza tecnicismi.
Facciamo un esempio. Nel cinema di una volta, per girare su Marte avevi due strade: costruire un set gigantesco, oppure mettere gli attori davanti a un telo verde e aggiungere Marte dopo, in mesi di lavoro. La virtual production ne inventa una terza:
Marte è già lì, proiettato dal vivo su enormi schermi e generato in tempo reale. Gli attori lo vedono, la camera lo vede e reagisce quando la sposti. Il “finto” e il “vero” si girano insieme.
E qui arriva la parte che mi ha fatto innamorare: questa magia nasce dagli stessi motori 3D che fanno girare i videogiochi. La tecnologia costruita per esplorare un mondo di gioco in tempo reale è la stessa che oggi crea gli ambienti sui set. Ecco perché la studio in un corso di game design e non di cinema — o meglio, in un corso dove le due cose sono ormai la stessa.
Quello che sto imparando non è “mettere in fila modelli 3D”, ma costruire mondi che reggono: luce credibile, materiali che si comportano come nella realtà, uno spazio che funziona quando la camera lo attraversa. Metà programmatore, metà direttore della fotografia. E sì, si studia anche online, a patto che il metodo sia pratico — rifaccio gli esercizi finché non tornano, e per chi vuole toccare con mano ci sono le settimane in presenza a Roma.
Studi, pubblicità, eventi, videogiochi: la virtual production è ovunque, e serve gente che sappia stare tra il 3D e la regia. È la ragione per cui è al centro del mio percorso — e del Bachelor in Game & Interactive Design, se leggendo ti si è accesa la stessa lampadina che è scattata a me.
Chiara Fabbri studia al Bachelor in Game & Interactive Design di DAM Academy Online.