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VFX e 3D: come sono entrato in uno studio

Compositing, 3D e showreel: come sono passato dal Bachelor DAM a lavorare in uno studio VFX. Un ex studente racconta il percorso, gli errori utili e cosa cercano davvero i recruiter.

Alessio Romano · 11 giugno 2026 · #vfx #3d #lavoro

Lavoro in uno studio che fa VFX per pubblicità e cinema. Quando lo dico, la domanda successiva è sempre la stessa: “Ma come ci sei arrivato?”. La risposta parte dal Bachelor in Game & Interactive Design, indirizzo VFX & 3D, e da una cosa che ho capito presto: in questo mestiere non conta cosa dici di saper fare, conta cosa mostri.

Lo showreel è tutto (letteralmente)

Nel VFX non ti assumono per un voto o per un titolo appeso al muro. Ti assumono per trenta secondi di showreel. Sono quei trenta secondi a dire se sai fare il lavoro. Il percorso è costruito attorno a questa verità: ogni progetto non è un compito da archiviare, è un potenziale pezzo di reel. Quando l’ho capito, ho smesso di studiare “per passare” e ho iniziato a costruire ogni esercizio come se dovesse finire in un portfolio. Perché era esattamente così.

La pipeline, dal 3D al compositing

Ho imparato la catena completa: modellazione, texturing, integrazione di elementi 3D dentro riprese reali, e infine compositing — cioè far sembrare che quell’oggetto digitale sia sempre stato lì. È un lavoro fatto di dettagli invisibili: un’ombra sbagliata, un riflesso mancante, e l’illusione crolla. Il corso mi ha allenato l’occhio a vedere quei dettagli, che è la differenza tra un effetto che convince e uno che fa ridere.

Virtual production: dove cinema e game si incontrano

La parte che mi ha aperto un mondo è stata la virtual production: usare motori 3D in tempo reale per creare ambienti in cui “girare”. Lì ho capito quanto il confine tra game design e cinema sia ormai sottile — le competenze che costruisci per un videogioco servono a fare cinema, e viceversa. Avere entrambe le anime, nello stesso percorso, si è rivelato un vantaggio enorme quando ho cercato lavoro.

Studiare online, rendere di notte

Il VFX è fatto di tempi di rendering lunghi e nottate. L’online, paradossalmente, si sposava benissimo con questo ritmo: seguivo le dirette, e i replay su AULA li recuperavo mentre il computer macinava i miei render. Lezione, esercizio, revisione: il ritmo del corso mi ha dato una disciplina che nel lavoro, dove le scadenze sono vere, si è rivelata la cosa più preziosa.

Cosa cercano davvero i recruiter

Ora che ogni tanto guardo i reel di chi si candida, so cosa fa la differenza. Non l’effetto più spettacolare, ma la coerenza e la capacità di finire le cose. Un reel corto, pulito, senza pezzi deboli, batte sempre uno lungo e diseguale. Nessuno ricorda il tuo miglior frame; tutti ricordano il peggiore. Il corso mi aveva avvisato; sul lavoro l’ho verificato.

Gli errori che mi hanno insegnato di più

Ho sbagliato tanto durante gli studi: render buttati, progetti troppo ambiziosi lasciati a metà, effetti che “quasi” funzionavano. Ma sbagliare in un contesto dove qualcuno ti corregge vale oro. Ogni revisione era un errore in meno da fare poi, sul lavoro vero, dove costa tempo e soldi.

Se questo mondo ti attira

Il Bachelor in Game & Interactive Design ti fa arrivare al diploma con un reel pronto, che è la vera moneta di scambio in questo settore. Se il VFX e il 3D ti girano in testa, vieni a un Open DAM e chiedi di vedere i lavori degli studenti: è così che capisci il livello.

Alessio Romano è un ex studente del Bachelor in Game & Interactive Design (VFX & 3D) di DAM Academy.

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