Vi porto dentro lo studio VFX dove lavoro — effetti per pubblicità e cinema — perché è il modo migliore per capire a cosa serve, davvero, il Bachelor in Game & Interactive Design indirizzo VFX & 3D che ho finito qualche anno fa.
Ogni mattina si comincia guardando i frame del giorno prima su uno schermo grande, e il supervisor commenta shot per shot:
“Questo riflesso è finto. Qui l’ombra non aggancia il pavimento. Rifai.”
È identico alle revisioni del corso, con una differenza: qui i “voti” sono i clienti. Aver imparato a incassare quel tipo di feedback e a rifare senza offendermi è, letteralmente, ciò che mi tiene a galla.
Il grosso del mio lavoro è compositing: prendere un elemento 3D e farlo sembrare girato dentro la scena. Un mestiere di dettagli invisibili — un riflesso che manca, un bordo troppo netto, e l’illusione crolla. Quell’occhio non nasce da solo: me l’ha allenato il corso, un errore corretto alla volta. E conta aver visto tutta la pipeline, anche i pezzi che oggi non tocco: capisco il lavoro di chi mi passa i file, e non litigo con nessuno.
La parte che mi ha aperto le porte è stata la virtual production, dove il confine tra game design e cinema si assottiglia. Sapersi muovere tra i due mondi, oggi, vale più di ogni effetto spettacolare: è la prima cosa che guardo quando capita anche a me di dare un’occhiata al reel di un candidato.
Perché è questo il punto: ti assumono per trenta secondi di showreel, non per un voto. Il Bachelor in Game & Interactive Design ti fa arrivare al diploma con quel reel già pronto.
Alessio Romano lavora nel VFX ed è un ex studente del Bachelor in Game & Interactive Design (VFX & 3D) di DAM Academy.