Non avevo mai aperto un motore di gioco in vita mia prima di iscrivermi al Bachelor in Game & Interactive Design. Sapevo giocare, non fare giochi — che sono due cose lontanissime, come tifare e giocare a calcio. Sei mesi dopo avevo tra le mani la mia prima build giocabile. Racconto come ci sono arrivato, partendo davvero da zero.
Prima le meccaniche, poi tutto il resto
La prima sorpresa è stata che non ci hanno detto “fate un gioco”. Ci hanno chiesto una domanda più piccola e più difficile: cos’è una meccanica? Cosa rende divertente un’azione ripetuta cento volte? Abbiamo passato le prime settimane su prototipi minimi — un cubo che salta, una pallina che rimbalza — cercando di capire perché una cosa “si sente bene” e un’altra no. Sembra banale; è il cuore del mestiere.
Prototipi rapidi e tanto testing
Il metodo è tutto un ciclo: costruisci qualcosa di piccolo, lo provi, lo rompi, lo rifai. All’inizio volevo subito fare “il mio gioco dei sogni”; i docenti mi hanno riportato coi piedi per terra insegnandomi a iterare. Meglio dieci prototipi brutti ma finiti che un capolavoro immaginario mai iniziato. Questa mentalità mi ha cambiato non solo come aspirante game designer, ma come persona che porta a termine le cose.
Il level design è invisibile (quando è fatto bene)
Una delle cose che ho amato di più è il level design. Ho capito che un buon livello ti guida senza che te ne accorgi: dove metti una luce, un nemico, uno spazio aperto, stai parlando al giocatore senza dirgli nulla. Costruire un livello, provarlo, vedere qualcuno perdersi dove pensavo fosse tutto chiaro, e rifarlo — è stato il momento in cui ho capito quanto design c’è dietro cose che da giocatore davo per scontate.
AULA quando ti blocchi
Studiare game design da soli significa passare metà del tempo bloccati su un errore. Qui è dove AULA mi ha salvato: ogni tutorial resta lì, e quando uno script non funziona riapro la lezione e ripasso il pezzo col tutor, che mi rispiega il concetto invece di darmi solo la soluzione. Imparare a capire l’errore, non solo a copiarne la correzione, è la vera abilità.
Studiare online, produrre davvero
Temevo che a distanza mancasse la parte pratica. È il contrario: si produce di continuo. Lezione, esercizio, revisione — un ritmo che ti tiene sempre con qualcosa da costruire. Le revisioni live con i docenti mi hanno evitato mesi di errori che, da solo, avrei scoperto solo sbattendoci la testa. Se ti chiedi come funziona la pratica a distanza, è spiegato bene qui: come funziona.
Il momento della prima build
Vedere il mio primo prototipo girare — con un compagno che ci giocava dall’altra parte dell’Italia e mi diceva “qui mi sono bloccato, qui mi sono divertito” — è stato il momento in cui ho capito di essere nel posto giusto. Non era un bel gioco, oggettivamente. Ma era mio, funzionava, e qualcuno ci stava giocando.
Se parti da zero come me
Il Bachelor in Game & Interactive Design parte davvero dalle basi: non serve saper programmare o disegnare per iniziare, serve la voglia di costruire e di sbagliare tanto. Se questa cosa ti accende qualcosa, vieni a vederla da vicino a un Open DAM.
Francesco Rinaldi è uno studente del Bachelor in Game & Interactive Design di DAM Academy Online.