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Video con lo smartphone: 8 accorgimenti per un girato professionale

Fuoco ed esposizione bloccati, 25 fotogrammi, zoom, audio e inserti: cosa cambia tra un video amatoriale e uno girato bene col telefono.

Sara L. · 16 ottobre 2026 · #video con smartphone #girare video con il telefono #videomaker

“Prima di comprare qualsiasi cosa, fate le prime prove con quello che avete in tasca.” Quando l’ho sentito in una delle prime lezioni online ho pensato che fosse un modo gentile per non farci spendere soldi subito. Poi il docente ci ha mostrato due versioni della stessa scena, girate entrambe con un telefono, e la differenza era enorme. E le aveva girate con lo stesso telefono, a mezz’ora di distanza.

Questi sono gli otto accorgimenti che separavano le due versioni. Per ognuno racconto com’era la mia prima ripresa e cosa ho cambiato.

La messa a fuoco che va e viene

Prima. Riprendevo mia nonna in cucina che impastava. Ogni volta che le mani passavano davanti al viso, il telefono rimetteva a fuoco le mani, poi il viso, poi di nuovo le mani. Il video sembrava respirare.

Dopo. Tieni il dito premuto sullo schermo nel punto da mettere a fuoco finché non compare il blocco (su iPhone la scritta è “Blocco AE/AF”, su Android cambia a seconda del modello). Blocca insieme fuoco ed esposizione. Ora il telefono non decide più da solo a metà inquadratura.

La luce che cambia mentre giri

Prima. Una panoramica dalla finestra all’interno della stanza: il cielo bianco bruciato, poi la stanza che lentamente si schiariva perché il telefono si adattava. Un effetto che al cinema non vedi mai.

Dopo. Stesso blocco di prima, e in più, sempre tenendo il dito sullo schermo, trascini verso il basso per abbassare un po’ l’esposizione. Meglio un’immagine leggermente scura che un cielo bianco: le ombre si recuperano in montaggio, il bianco bruciato no.

30 fotogrammi contro 25

Prima. Girato a 30 fotogrammi al secondo, l’impostazione di fabbrica di molti telefoni. Sotto le lampade di casa l’immagine aveva un leggero sfarfallio.

Dopo. In Italia la corrente va a 50 Hz, e molte luci artificiali pulsano a quel ritmo. Girare a 25 fotogrammi al secondo elimina quasi sempre il problema. È anche lo standard europeo per la televisione, quindi in montaggio è tutto più semplice. Si cambia nelle impostazioni della fotocamera, sotto “Registra video”.

L’immagine troppo nitida

Prima. Riprese in esterno, sole pieno. Ogni movimento era secco, quasi a scatti, come in un videogioco.

Dopo. Qui entra la regola dei 180 gradi: ogni fotogramma va esposto per metà del tempo che dura. In pratica, a 25 fotogrammi al secondo, un cinquantesimo di secondo. Con il sole il telefono sceglie tempi velocissimi e il movimento perde quella scia naturale che l’occhio si aspetta.

Con l’app fotocamera di serie non si controlla. Si può usare un’app che dà il controllo manuale (Blackmagic Camera è gratuita, per iPhone e per alcuni Android) e, se c’è troppa luce, un filtro ND da clip da pochi euro, che fa da occhiali da sole all’obiettivo. È l’unico acquisto di questa lista che consiglio prima ancora del microfono, se giri molto in esterni.

Lo zoom con le dita

Prima. Per stringere su un dettaglio allargavo le dita sullo schermo. L’immagine si riempiva di grana e colori impastati.

Dopo. Lo zoom con le dita, oltre gli obiettivi veri del telefono, è un ritaglio digitale. Meglio usare l’obiettivo principale (quello “1x”, che di solito ha il sensore migliore) e avvicinarsi con i piedi. Se il telefono ha un teleobiettivo, va bene il tasto “2x” o “3x”, ma non le posizioni intermedie.

Il telefono in mano

Prima. Camminavo dietro a un amico per il quartiere, telefono a braccio teso. Mal di mare garantito.

Dopo. Gomiti stretti contro il corpo, telefono con due mani, passi corti appoggiando prima il tallone. La stabilizzazione del telefono fa il resto. Quando non serve muoversi, appoggia il telefono: su un libro, su una sedia, contro uno stipite. Un’inquadratura ferma, nove volte su dieci, è più bella di una in movimento fatta male.

L’audio

Prima. Intervista a un’amica in un bar, telefono a un metro e mezzo. Si sentiva benissimo la macchina del caffè.

Dopo. Un’immagine così così si guarda lo stesso, un audio brutto fa chiudere il video dopo dieci secondi. La soluzione più economica è un microfono a clip da attaccare alla maglietta, che si trova anche a venti euro. La soluzione gratuita è un secondo telefono in tasca o appoggiato vicino a chi parla, che registra solo l’audio con l’app memo vocali. All’inizio di ogni ripresa batti le mani una volta davanti all’obiettivo: in montaggio allinei il picco dell’audio con il fotogramma delle mani che si toccano.

E prima di andare via, trenta secondi di silenzio registrato nella stanza. Il rumore di fondo ti servirà in montaggio per coprire i tagli.

Solo l’inquadratura principale

Prima. Ho girato tutta l’intervista in un’unica inquadratura frontale. In montaggio non riuscivo a tagliare niente, perché ogni taglio si vedeva come un salto.

Dopo. Finita l’intervista, cinque minuti di dettagli: le mani, la tazza, la finestra, la persona che ascolta. In gergo si chiamano inserti. Sono quello che metti sopra i tagli per nasconderli, e quello che dà ritmo. Il docente ce lo ripeteva con una frase sola: si gira pensando al montaggio.

Una cosa che non ho trovato da nessuna parte

Su iPhone, la registrazione video in HDR è attiva di serie. Su Instagram va benissimo, ma molti programmi di montaggio mostrano quei file slavati o con colori strani. Se il video deve passare per il montaggio, conviene spegnerla nelle impostazioni della fotocamera prima di girare. Io l’ho scoperto dopo una settimana di riprese.

E poi?

Il telefono l’ho usato per le prove delle prime settimane. Poi, nel Bachelor in Cinema, New Media and Virtual Production di DAM Academy Online, mi sono procurata una camera con il controllo manuale, entry level, e le macchine professionali le ho viste nelle settimane intensive a Roma. La lista però l’ho riletta anche dopo, perché sulla camera nuova ho rifatto quasi tutti gli stessi errori. Il fuoco che scappa, il cielo bruciato, l’audio preso da lontano sono uguali con qualsiasi macchina.

Sara L. frequenta il secondo anno del Bachelor in Cinema, New Media and Virtual Production di DAM Academy Online e vive in provincia di Lecce.

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