Se cerchi “come diventare graphic designer” trovi due bugie opposte: che basti un software, o che serva un’accademia da cinque anni. La verità, da chi la strada l’ha fatta — ho studiato Comunicazione Visiva & Web online alla DAM e oggi lavoro come designer — sta nel mezzo, e prova a starci in poche righe oneste.
Un graphic designer non “fa i loghi”: risolve problemi di comunicazione con strumenti visivi, dall’identità di marca fino ai siti. La parola giusta è progettare, non decorare — chi assume cerca qualcuno che sappia rispondere a un brief, non uno con “buon gusto” e basta. Per farlo servono i fondamentali che non passano mai di moda (tipografia, composizione, colore, gerarchia) e, sempre di più, la capacità di portare la grafica sul web: è la doppia competenza che mi ha fatto trovare lavoro.
I software, invece, vengono dopo. Lo so che è controintuitivo, ma i programmi cambiano ogni due anni mentre il modo di ragionare resta: partire dai tasti invece che dalle idee è l’errore classico di chi si ferma ai tutorial. La differenza vera l’ho vista con le revisioni — presentare un lavoro e sentirsi dire cosa non funziona e perché. È il motivo per cui ha senso un percorso strutturato come il Bachelor in Comunicazione Visiva & Web, che tra l’altro si fa online: io l’ho seguito mentre facevo uno stage.
E poi c’è la cosa che conta più di tutte, e che nessuno ti dice abbastanza: il portfolio. Al colloquio non mi hanno chiesto la media, mi hanno chiesto di aprire i progetti. Curalo dal primo giorno, tieni pochi lavori ma raccontali bene. Sul lato economico — perché è lecito chiederselo — ho scritto a parte, con cifre realistiche: quanto guadagna un graphic designer.
Se vuoi capire com’è davvero questo percorso, più che leggere conviene vederlo: c’è un Open DAM apposta.
Valentina Russo è una ex studente del Bachelor in Comunicazione Visiva & Web di DAM Academy e lavora come graphic designer.