Quando ho iniziato a cercare, due anni fa, ho scritto su Google la frase più ovvia: “laurea in design online”. Lavoravo in un negozio, facevo grafiche per gli amici la sera e volevo smettere di improvvisare. Nei risultati c’era di tutto: università telematiche, corsi da venti ore, accademie, master, bootcamp. Ci ho messo settimane a capire che stavo confrontando cose che non si possono confrontare.
Provo a mettere in ordine quello che ho capito, per chi adesso è dove ero io.
Tre cose diverse con lo stesso nome
Sotto “design online” finiscono almeno tre tipi di percorso, e il primo passo è separarli.
Il corso di laurea italiano. È il titolo rilasciato da un’università, anche telematica, dentro il sistema universitario italiano. Serve se ti interessa soprattutto il valore legale del titolo in Italia: concorsi pubblici, insegnamento, proseguire con una magistrale italiana. Di solito ha un’impostazione più teorica e una parte progettuale che dipende molto dall’ateneo.
Il corso breve o il bootcamp. Poche settimane o pochi mesi su un software o su un tema preciso, dal logo all’interfaccia di un’app. Utile se sai già lavorare e ti manca un pezzo. Difficilmente ti costruisce un metodo o un portfolio completo.
Il percorso triennale di un’accademia. Tre anni di progetto, con docenti che lavorano nel settore e un portfolio come risultato. Qui rientrano i Bachelor europei come quelli di DAM Academy Online: 180 crediti ECTS e accreditamento EABHES.
La differenza che conta tra il primo e il terzo va detta chiara: un European Bachelor of Arts accreditato EABHES è un titolo europeo, costruito sul sistema dei crediti ECTS, ma non è automaticamente una laurea italiana. Il suo eventuale riconoscimento dipende dal Paese, dall’istituzione e da cosa ci devi fare. La pagina sull’accreditamento EABHES lo spiega bene, e sul blog c’è anche un pezzo dedicato, Un Bachelor online è riconosciuto?.
Prima di tutto: a cosa ti serve il titolo
Me l’ha fatta una persona dell’orientamento, al telefono, e sul momento mi ha un po’ irritata. Poi mi ha fatto risparmiare settimane.
Nel design della comunicazione, quando mandi una candidatura a uno studio o a un’agenzia, la prima cosa che guardano è il portfolio. Il titolo conta, ma raramente decide da solo. Se il tuo obiettivo è lavorare come graphic designer, brand designer o UI designer, ti serve soprattutto un percorso che ti faccia progettare tanto, con qualcuno che ti corregge sul serio.
Se invece hai in mente l’insegnamento o un concorso, il valore legale in Italia pesa molto di più, e un corso di laurea italiano può essere la scelta giusta. Una mia amica voleva insegnare arte alle medie, e ha fatto benissimo a iscriversi all’università.
Io ho scelto il Bachelor in AI & Digital Communication Design perché volevo lavorare in agenzia, non fare concorsi.
Le domande da fare a qualsiasi scuola
Queste le ho fatte a tutti, durante i colloqui e gli open day online. A una scuola ho chiesto anche di parlare con uno studente e mi hanno detto di no: già quella era una risposta.
- Quanto della didattica è in diretta e quanto registrata? Un corso fatto solo di video è un’altra cosa rispetto a uno con lezioni e revisioni live. Nel mio corso la divisione è metà e metà: lezioni, revisioni e Q&A in diretta, contenuti e replay sempre disponibili.
- Chi corregge i miei lavori, e come? La revisione è il cuore di un corso di design. Chiedi se c’è un docente che guarda i tuoi progetti e ti restituisce un commento, o se c’è solo un voto.
- Quanti siamo in classe? Con classi da centinaia di persone la revisione individuale non esiste. Nel mio caso le classi sono di sedici studenti in media.
- Che software si usano, e da quale anno? Photoshop, Illustrator, InDesign, After Effects, strumenti per il web: sapere quando arrivano ti fa capire quanto il corso è pratico.
- Cosa succede se un mese va storto? Chi lavora come me lo sa: prima o poi capita. Meglio sapere prima se le lezioni si possono recuperare.
- Che titolo ottengo, esattamente? Fatti dire il nome preciso e chi lo rilascia, e controlla sul sito dell’ente.
Come si studia design da casa, in concreto
Mia madre me l’ha detto subito: “il design si impara in aula, con gli altri”. Non aveva tutti i torti, ma nemmeno tutte le ragioni.
La parte teorica (storia dell’arte, teoria della comunicazione, metodologia della progettazione) online funziona benissimo, forse meglio: le lezioni si possono rivedere, e sulla piattaforma SKILL ogni lezione diventa riassunti, mappe e quiz per ripassare. La parte progettuale funziona se il corso è organizzato bene: brief, consegna, revisione in diretta con il docente, correzione, nuova consegna.
La cosa più difficile, per me, è stata la mancanza del confronto spontaneo con i compagni, quello che in aula nasce guardando lo schermo di chi ti sta accanto. L’abbiamo compensata con i gruppi di progetto e con le revisioni collettive, dove vedi i lavori degli altri e senti cosa gli dice il docente. E sì, un po’ consola anche sentire che il logo da rifare non è solo il tuo.
C’è poi la parte in presenza. Nel mio percorso le Full Week a Roma sono facoltative: una settimana a semestre nella sede dell’accademia. Io ne ho fatta una, il primo anno, ed è stata utile per conoscere di persona docenti e compagni. Chi non può andare completa il percorso interamente online. Come funziona la didattica nel dettaglio è spiegato nella pagina Come funziona l’online.
Il segnale che una scuola online non è improvvisata
Lo ammetto, delle scuole nate l’altro ieri solo per vendere corsi a distanza mi fido poco. DAM Academy non è nata online: è un’accademia fisica attiva dal 2005 a Roma e Napoli, con set, laboratori e docenti, e l’online ne è l’estensione. Questo per me ha fatto la differenza, perché il metodo esisteva già: l’hanno portato a distanza, non l’hanno inventato per l’occasione.
Qualunque scuola tu stia valutando, chiedi da quanto esiste, dove sono i docenti, se c’è una sede che puoi visitare e se puoi vedere i lavori degli studenti degli anni passati. Una scuola seria ti mostra il portfolio dei suoi studenti senza problemi.
Da dove partirei oggi
Se tornassi indietro, per prima cosa scriverei su un foglio perché voglio studiare design e cosa voglio fare dopo, in una frase sola. Poi farei le domande di sopra ad almeno due scuole diverse, compreso un corso di laurea, anche solo per confronto. Infine seguirei un Open Day online: è il modo più veloce per vedere come parlano i docenti e come è organizzata la piattaforma, senza muoversi da casa.
Io l’ho fatto con un anno di ritardo. Al secondo anno sto finalmente costruendo un portfolio che non mi vergogno di mandare, e rispetto a quello che facevo la sera “per gli amici” è un altro mestiere.
Irene P. studia al Bachelor in AI & Digital Communication Design di DAM Academy Online e lavora part time in un negozio di arredamento.