“E poi si trova lavoro?” Era la domanda che mi facevano tutti mentre studiavo — parenti, amici, io stessa alle tre di notte. Oggi lavoro come web designer, quindi provo a rispondere non con una promessa, ma con la mia esperienza concreta.
Al colloquio hanno guardato i progetti, non il titolo
Parto dalla fine, perché è la parte che interessa davvero. Al colloquio nessuno mi ha chiesto la media o i voti. Mi hanno chiesto di aprire il portfolio e di raccontare come avevo risolto i problemi che mostravo. Avevo di che parlare perché il Bachelor in Comunicazione Visiva & Web è costruito così: produci dal primo mese, e alla fine hai lavori veri da mostrare, non certificati.
Le “competenze a T” mi hanno salvata
C’è un’espressione che ho imparato dopo: competenze a T. Vuol dire avere una base larga — saper progettare un’identità visiva — e una gamba profonda — saperla portare sul web. Questa doppia capacità, grafica e sviluppo, è esattamente ciò che i piccoli studi cercano: una persona che copre più fasi, invece di due figure che si passano il lavoro. È stata la mia carta vincente.
Studiare mentre facevo uno stage
L’online mi ha permesso una cosa che in presenza sarebbe stata impossibile: fare uno stage e studiare insieme. La mattina imparavo sul campo, la sera seguivo le dirette, il weekend consegnavo le esercitazioni. Non lo racconto per dire che è stato leggero — non lo è stato — ma per dire che è possibile, e che quel doppio binario mi ha fatto arrivare al primo lavoro con già dell’esperienza reale addosso.
I materiali che uso ancora oggi
Una cosa che non mi aspettavo: continuo a tornare su AULA anche adesso che lavoro. Quando devo rinfrescare un concetto o rivedere un flusso di lavoro, la lezione è ancora lì. Aver costruito, durante gli studi, un archivio ordinato di riferimenti è un vantaggio che mi porto dietro sul lavoro vero.
Cosa cercano davvero i piccoli studi
Dopo un po’ dall’altra parte del tavolo — mi capita di dare un parere sui candidati — posso dire cosa fa la differenza. Non il candidato che sa “tutti i software”, ma quello che sa finire le cose e spiegarle. Un portfolio con tre progetti curati e ben raccontati batte uno con venti lavori abbozzati. La capacità di comunicare le proprie scelte vale quanto la tecnica.
L’errore da non fare
Il mio unico rimpianto è aver iniziato a curare il portfolio troppo tardi. Se potessi tornare indietro, lo tratterei come un progetto continuo fin dal primo giorno, non come un compito finale. A chi studia adesso lo dico chiaro: ogni esercitazione è un potenziale pezzo di portfolio, trattala così.
Un consiglio pratico
Il Bachelor in Comunicazione Visiva & Web ti mette davanti le occasioni: progetti, revisioni, brief. Sta a te sfruttarle fino in fondo. E prima di iscriverti, vai a un Open DAM e fai le domande scomode — quelle sul lavoro, sugli sbocchi, sul titolo. Chi ti risponde con onestà ti sta dando il primo segnale che è il posto giusto.
Elisa Greco è una ex studente del Bachelor in Comunicazione Visiva & Web di DAM Academy.