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Corso di grafica online: la mia esperienza, brief per brief

Com'è davvero un corso di grafica online: tre progetti raccontati dalla prima bozza alla versione finale, cosa dicono le revisioni, quali software si usano e cosa a distanza non si impara.

Davide Marchetti · 21 giugno 2026 · #graphic design #web design #studiare online

Il modo migliore che conosco per spiegare cosa succede in un corso di grafica online non è elencare i moduli. È mostrarti tre miei progetti, uno per semestre, e cosa mi hanno detto in revisione ogni volta.

Studio comunicazione visiva e design a distanza mentre lavoro. Questi tre brief sono i punti in cui ho capito qualcosa che prima non sapevo.

Primo brief: l’identità che poteva essere di chiunque

Il compito era l’identità di una piccola torrefazione di quartiere.

Ho consegnato un logo con un chicco di caffè stilizzato, un font elegante scaricato al volo, marrone e oro perché caffè uguale marrone. Fatto in una sera, ne ero soddisfatto. In revisione è durato novanta secondi.

“Questo lo potrebbe avere qualsiasi bar. Dov’è questa torrefazione?”

Ahia. Mi mancava la domanda giusta. Non com’è una torrefazione, ma com’è quella torrefazione: piccola, testarda, un po’ artigiana, con una tazza sbeccata sul bancone da vent’anni.

La seconda versione ha buttato via il chicco. Il marchio è nato da una lettera disegnata a mano, imperfetta di proposito, e la palette l’ho rubata proprio a quella tazza invece che a una teoria del colore. Improvvisamente parlava di quel posto e non di un’idea generica di caffè.

La differenza tra la prima e la seconda versione non era la mano. Era aver capito cosa stavo progettando. Le revisioni servono a spostarti il pensiero prima dei pixel, ed è la ragione per cui un percorso con qualcuno che guarda batte qualsiasi raccolta di tutorial.

Secondo brief: quando un logo non basta più

Secondo semestre, stesso cliente immaginario ma richiesta diversa: prendi quell’identità e falla vivere su otto supporti. Insegna, sacchetti, etichette, biglietto da visita, profilo social, menu, camion delle consegne, sito.

Qui ho scoperto la differenza tra fare un logo e progettare un sistema. Il marchio disegnato a mano funzionava benissimo grande e diventava una macchia a due centimetri. La palette rubata alla tazza, stampata su carta avana, virava al grigio. Il font secondario che avevo scelto non aveva i caratteri accentati decenti.

Sono i problemi che scopri solo quando esci dalla tavola da disegno, e sono esattamente quelli che ti trovi davanti il primo giorno di lavoro vero.

La revisione di quel progetto è durata quaranta minuti e non ha quasi parlato di estetica. Ha parlato di regole: quando il marchio si semplifica, qual è la dimensione minima, cosa succede in negativo, come si comporta il sistema quando qualcun altro dovrà usarlo senza chiedermi niente.

Terzo brief: il primo cliente vero

Al terzo semestre il progetto era di gruppo e il committente esisteva davvero: un’associazione culturale che aveva bisogno di rifare la comunicazione di un festival.

Tre cose non le avevo previste.

La prima: il cliente non sa cosa vuole, e non è colpa sua. Il nostro compito è stato trasformare “vogliamo qualcosa di moderno ma non troppo” in domande a cui si potesse rispondere.

La seconda: lavorare in gruppo a distanza costringe a scrivere le cose. Quando la persona con cui progetti sta a quattrocento chilometri non puoi indicare lo schermo e dire “quello lì”. Devi spiegare perché una scelta è giusta, e questo ti obbliga a sapere perché lo è.

La terza: il progetto è passato al primo giro, e la cosa non mi ha reso felice quanto pensavo. Le due bocciature del primo anno mi avevano insegnato molto di più.

Cosa si impara benissimo a distanza

Dopo due anni, la mia risposta onesta è che la grafica è una delle discipline che meglio sopportano l’online, per un motivo semplice: il lavoro si fa su uno schermo, e la revisione avviene sullo stesso schermo.

Quando il docente condivide il file e sposta un elemento per farti vedere cosa intende, tu guardi il tuo monitor, non un proiettore in fondo all’aula. Su tipografia, colore, griglie, gerarchie e sviluppo web la distanza non toglie niente.

Anche il confronto con i compagni funziona: si condividono i lavori in corso, si commentano a vicenda, e in due anni ho ricevuto più opinioni sui miei progetti di quante ne avessi mai avute prima.

Cosa invece manca, e va detto

Manca la carta. La stampa vera, la prova di colore, la sensazione di una grammatura tra le dita: quelle sono cose che si imparano toccandole, e a distanza vanno organizzate in autonomia con una tipografia online, che è comunque quello che farai lavorando.

Manca anche la chiacchiera laterale, il compagno che ti fa notare una cosa passando dietro alla tua postazione. Online quella cosa va chiesta, e all’inizio costa fatica chiederla.

E manca, se non ti organizzi, il ritmo. Le consegne ci sono e hanno una data, ma nessuno ti vede in ritardo prima della scadenza.

I software, in ordine di importanza reale

Si lavora con la suite Adobe, quindi Illustrator e InDesign per il progetto grafico, Photoshop per l’immagine, Figma per l’interfaccia e il web, e la parte di sviluppo per portare un layout dentro un sito che funziona davvero su un telefono.

Quello che ho capito tardi è che il software è la parte facile. Un pomeriggio di esercizi basta per imparare uno strumento; quello che non si impara in un pomeriggio è decidere. Ai colloqui nessuno mi ha chiesto quali programmi conoscessi, tutti mi hanno chiesto perché avevo fatto quelle scelte.

Il portfolio si costruisce durante, non dopo

È la cosa più concreta che porto a casa da questo percorso. Alla fine di ogni modulo ho un progetto in più, presentato con contesto, problema, idea e applicazioni.

Due anni fa avevo una cartella di file. Oggi ho sei progetti raccontati, che è quello che guarda chi assume. Sulla stessa logica applicata a un ruolo più avanzato, un altro pezzo del blog racconta come diventare graphic designer, e per la parte economica c’è quanto guadagna un graphic designer.

Se stai valutando un corso di grafica online

Tre domande da fare a chiunque, prima di pagare.

Quante revisioni individuali sono previste sui miei progetti? Se la risposta non è un numero, stai comprando videolezioni.

Ci sono brief con committenti reali? È la differenza tra esercizi e portfolio.

Chi insegna, e cosa progetta oggi? Un docente che lavora ti corregge con i criteri di chi ti assumerà.

Il percorso che sto facendo è il Bachelor in AI & Digital Communication Design, interamente a distanza, e come è organizzata la didattica lo trovi nelle pagine su come funziona l’online e su SKILL.

L’unica cosa che rifarei subito

Se potessi tornare a quella prima sera, non passerei sei ore a provare font. Passerei un’ora a scrivere due frasi su chi è il cliente e cosa lo rende diverso da tutti gli altri, e solo dopo aprirei il programma.

Quella è la cosa che distingue un corso serio da un tutorial: non ti insegna a usare gli strumenti, ti insegna a fare la domanda giusta prima di aprirli. Se vuoi vedere come funziona una revisione dal vivo, si può fare a un Open Day.

Davide Marchetti studia comunicazione visiva e design a DAM Academy Online.

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