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Fotografia Ex Studente 3 min lettura

Dalla DAM al mio studio fotografico

Come sono passato dal Bachelor in Fotografia della DAM ad aprire il mio studio. Un ex studente racconta clienti, portfolio e le competenze che hanno fatto davvero la differenza.

Matteo Bianchi · 19 aprile 2026 · #fotografia #lavoro #alumni

Oggi ho un piccolo studio fotografico e vivo di questo. Scrivo “oggi” perché tre anni fa la situazione era diversa: scattavo per hobby, avevo un archivio di foto che piacevano agli amici e zero idea di come trasformare tutto questo in un lavoro. Il Bachelor in Fotografia Advertising & AI è stato il ponte tra le due cose.

Il portfolio prima del diploma

La lezione più importante non è stata tecnica. È stata smettere di “studiare la fotografia” e iniziare a produrre. Il percorso è costruito così: dal primo mese lavori a progetti veri, non a esercizi astratti. Alla fine dei tre anni non avevo un elenco di esami superati, avevo un portfolio. Ed è il portfolio, non il titolo, che mi ha aperto le prime porte.

Pensare come un fotografo di advertising

Il salto di qualità è stato imparare a ragionare per brief. Un cliente non ti chiede “una bella foto”: ti chiede un’immagine che venda un prodotto, che stia in una certa palette, che comunichi un certo messaggio. Saper leggere questa richiesta e costruirci intorno uno scatto è la competenza che mi ha fatto trovare i primi lavori retribuiti. Le belle foto le fanno in tanti; le foto che risolvono un problema, molti meno.

Studiare mentre lavoravo

Non potevo permettermi di studiare a tempo pieno: avevo un lavoro part-time da tenere. L’online mi ha permesso di fare entrambe le cose. Seguivo le dirette la sera, recuperavo i replay su AULA nei ritagli, consegnavo le esercitazioni nel weekend. Non è stato sempre facile — la stanchezza c’era — ma non ho dovuto scegliere tra studiare e mantenermi. Per me è stata la differenza tra fare questo percorso e non farlo affatto.

Le competenze che uso ogni giorno

Molte cose che ho imparato le uso letteralmente tutti i giorni: gli schemi luce, la gestione del colore, il flusso di post-produzione. Altre le ho scoperte utili solo dopo, sul campo: preventivare un lavoro, parlare con un cliente, organizzare una giornata di scatto senza sprecare tempo. La parte tecnica ti fa entrare; la mentalità professionale ti fa restare.

L’errore che vedo fare a chi inizia

Il consiglio che do sempre è: cura il portfolio dal primo giorno. Troppi lo mettono insieme in fretta alla fine, con quello che capita. Io ho iniziato presto a selezionare, a rifare gli scatti deboli, a ragionare su cosa mostrare e cosa no. Un portfolio non è “le tue foto migliori”: è il racconto di cosa sai fare per un cliente.

L’AI, uno strumento in più

Quando ho iniziato, l’AI in fotografia era ancora un tabù. Oggi la uso in post per accelerare i lavori ripetitivi, sempre partendo da uno scatto pensato. Il corso me l’ha fatta vedere per quello che è: uno strumento, come un obiettivo o una luce. Chi ha un occhio ci guadagna tempo; chi non ce l’ha fa immagini vuote più in fretta.

Se ci stai pensando

Non aspettarti che un titolo, da solo, ti dia un lavoro: non funziona così, in nessun campo creativo. Aspettati però un percorso che ti mette in mano gli strumenti e ti costringe a produrre. Guarda il Bachelor in Fotografia, e se puoi vai a un Open DAM: parla con chi ci è passato e con chi ci sta ancora dentro. È il modo migliore per capire se fa per te.

Matteo Bianchi è un ex studente del Bachelor in Fotografia Advertising & AI di DAM Academy.

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