Quando ho cercato un corso di fotografia online ho trovato due estremi. Da una parte video da diciannove euro che promettevano di farmi diventare fotografa in un weekend. Dall’altra percorsi lunghi e costosi che non spiegavano da nessuna parte come si facesse la pratica a distanza. In mezzo, il silenzio.
Sono al secondo anno di un triennio di fotografia seguito interamente online, mentre lavoro. Questo è il diario di com’è andata, con dentro le cose che avrei voluto leggere prima di pagare la prima rata.
Il primo mese, che ho sbagliato quasi tutto
Mi ero convinta che online volesse dire quando voglio. Quindi non guardavo le lezioni registrate, le accumulavo. Alla quarta settimana avevo sette ore di video arretrati, due consegne fatte di corsa e la sensazione precisa di essere già rimasta indietro.
La verità è che ero rimasta indietro su una cosa sola: la pratica. I video li ho recuperati in un weekend, gli scatti no, perché fotografare richiede giorni, luce giusta, persone disponibili. Da quel momento ho invertito l’ordine: prima gli esercizi con la macchina in mano, poi la teoria nei ritagli.
È il primo consiglio che darei a chiunque: in un percorso di fotografia online, il calendario si costruisce intorno agli scatti, non intorno alle lezioni.
Come è fatta una lezione
Due serate a settimana in diretta, di due ore. Il docente condivide lo schermo, si interrompe, si fanno domande, si commentano immagini insieme. Non è un video: è una stanza, solo che è una stanza dove ognuno sta a casa sua.
Accanto c’è il materiale registrato, che serve per le parti tecniche da riguardare: il funzionamento dell’esposizione, i profili colore, i passaggi di sviluppo. Quella parte a distanza funziona meglio che in aula, e lo dico avendo fatto un corso breve in presenza prima: guardo lo sviluppo di un file sul mio monitor calibrato, non sul proiettore sbiadito in fondo alla classe.
Ogni modulo si chiude con una consegna. È la scadenza che tiene in piedi tutto il resto, ed è il motivo per cui un percorso strutturato batte qualsiasi raccolta di tutorial: senza una data e qualcuno che guarda, nessuno finisce niente.
Le revisioni, cioè la parte che vale il prezzo
Mandi venti scatti, il docente li apre uno per uno davanti a te e ti dice cosa non va. In diretta, con il tuo file sullo schermo.
La prima revisione è stata brutale. Avevo fatto una serie su mia nonna in cucina, ne ero orgogliosa, e mi è stato spiegato con calma che tre foto raccontavano qualcosa e diciassette erano illustrazioni della stessa idea. Aveva ragione. Quella serie, ridotta a cinque immagini, è il primo lavoro che ho messo nel portfolio.
Questa parte non cambia di una virgola rispetto alla presenza, ed è l’unica cosa su cui non transigerei mai scegliendo un corso. Se un percorso online non prevede revisioni individuali sui tuoi scatti, non stai studiando fotografia: stai guardando qualcuno che la spiega.
Il set che non hai
Qui arriviamo alla domanda vera dietro alla ricerca di un corso a distanza: come si fa la pratica?
Gli scatti li fai tu, dove vivi. Nessuna piattaforma ti presta uno studio. Nel mio caso ha voluto dire trasformare la camera da letto in un set: la scrivania spostata sotto la finestra, un pannello di polistirolo da tre euro come riflettente, un lenzuolo bianco teso come diffusore, i libri di cucina come supporto per gli oggetti.
Per sei mesi ho fotografato solo con la luce della finestra, imparando a leggerla ora per ora. Poi ho comprato un flash e ho ricominciato da capo, perché la luce artificiale è un’altra lingua.
È stata la parte più faticosa e, a sorpresa, quella che mi ha insegnato di più: ho imparato a risolvere problemi con quasi niente, che è esattamente la condizione in cui lavori i primi anni, quando nessuno ti dà un teatro di posa.
Una cosa pratica che consiglio: cerca subito due o tre persone disposte a farsi fotografare. Amici, colleghi, vicini. Metà degli esercizi richiede un soggetto, e chiederlo all’ultimo momento è il modo più rapido per saltare una consegna.
Cosa non si impara a distanza
Devo essere onesta, perché è la parte che i siti dei corsi non scrivono.
A distanza non tocchi i corpi macchina professionali. Se il tuo obiettivo è la fotografia di still life pubblicitario in studio, con banco ottico e set complessi, un percorso interamente online ti porta fino a un certo punto e poi ti serve una sala posa vera, anche a noleggio per qualche giornata.
Manca anche l’osservazione laterale, quella cosa per cui in aula vedi con la coda dell’occhio come un compagno risolve un problema. Online devi chiederlo esplicitamente, e quindi devi essere disposta a farlo.
In compenso non manca la stampa, che pensavo saltasse: si studia il file per la stampa, si fanno prove, e quella parte si fa a casa con una tipografia online come farebbe chiunque nel lavoro vero.
Il secondo anno, cosa è cambiato
Il primo anno l’ho passato quasi da sola. Il secondo è un’altra cosa, e non per merito della piattaforma: per merito dei compagni.
Si formano gruppi di progetto, ci si scambiano i file, si fanno revisioni tra pari prima di consegnare. Due ragazze del mio corso vivono a duecento chilometri da me e abbiamo costruito insieme un progetto fotografico su tre città diverse, cosa che in aula non sarebbe potuta succedere.
È il motivo per cui, se stai valutando un percorso online, ha senso chiedere quanti studenti ci sono per corso e se sono previsti lavori di gruppo. La solitudine del primo semestre è reale, ma dipende molto da come è organizzata la didattica.
Quanto tempo serve, in ore
Nel mio caso circa dieci ore a settimana: quattro di lezione in diretta, due o tre di scatto, tre di post-produzione e selezione. Nelle settimane di consegna si arriva a quindici.
La distribuzione conta più del totale. Dieci ore spalmate su giorni fissi funzionano, dieci ore concentrate la domenica no, perché tra lo scatto e la selezione serve staccare: le foto vanno riguardate a distanza di giorni per capire quali reggono.
Io studio due sere e il sabato mattina. Chi prova a fare tutto nel fine settimana, nella mia esperienza, molla entro tre mesi.
Cosa ho comprato, e in che ordine
Meno di quanto temessi, e in un ordine che consiglierei a chiunque.
All’inizio: una macchina con controlli manuali, anche usata, un obiettivo luminoso e un cavalletto. Poi, subito, un computer che regga lo sviluppo dei file, perché è lì che passi metà del tempo. Solo dopo sei mesi il flash e un diffusore, quando ho capito che senza luce artificiale ero bloccata.
Quello che non ho comprato: un corpo macchina più nuovo. Spendi in luce, non in sensore. Un flash da centocinquanta euro ha cambiato le mie foto molto più di quanto avrebbe fatto una macchina da duemila.
Cinque domande da fare prima di iscriverti
Valgono per qualsiasi corso, in presenza o a distanza. Online pesano di più, perché non puoi controllare le aule con gli occhi.
- Ci sono revisioni individuali sui miei scatti, e quante? Se la risposta è vaga, stai comprando videolezioni.
- Le lezioni sono in diretta o solo registrate? Servono entrambe, ma senza diretta non fai domande.
- Chi sono i docenti e cosa fotografano oggi? Nomi e lavori recenti, non biografie generiche.
- Quali consegne pratiche sono previste e con che scadenze? Senza scadenze, a distanza, non si finisce niente.
- Cosa mi resta alla fine? Un portfolio costruito durante il percorso, o solo un attestato di frequenza.
Le ho fatte tutte e cinque prima di iscrivermi, e la qualità delle risposte è stata il criterio con cui ho scelto.
Il progetto che non avrei fatto in aula
L’anno scorso, per la consegna finale del modulo di ritratto, ho fotografato per due mesi le persone che lavorano di notte nel mio quartiere: il fornaio, l’infermiera del turno, il ragazzo del distributore. Ci sono arrivata perché studiavo la sera e uscivo a scattare quando gli altri dormivano.
Se avessi frequentato un corso in presenza, con orari diurni in un’altra città, quel progetto non sarebbe mai esistito. È la cosa che dico a chi mi chiede se un percorso online sia una scelta di ripiego: non lo è, è una scelta che ti fa fotografare la vita che hai davvero, invece di quella che avresti in un’aula.
Se vuoi vedere come è organizzata la didattica dalle nostre parti, ci sono le pagine su come funziona l’online e su SKILL. Il percorso completo è il Bachelor in Photography & AI Innovation, e sulla costruzione del portfolio una collega ha scritto come costruire un portfolio fotografico. Se hai ancora dubbi, le cinque domande qui sopra puoi farle a voce a un Open Day: dalle risposte capisci più che da qualsiasi brochure.
Elena S. studia al Bachelor in Photography & AI Innovation di DAM Academy Online e lavora part time.